In Italia e in Francia alcune cantine stanno portando avanti un’idea che sembra quasi narrativa: affinare il vino sott’acqua. Non è marketing, ma una pratica reale documentata in più territori costieri europei, dove bottiglie vengono immerse a profondità controllate per mesi.
Il risultato sorprende anche gli enologi: pressione costante, assenza di luce e temperatura stabile producono variazioni sensibili nel profilo aromatico. Alcune aziende del Trentino e del Friuli hanno sperimentato versioni di spumanti metodo classico immerse nei laghi alpini, con risultati considerati più fini e persistenti.
Non è ancora una rivoluzione industriale, ma un laboratorio aperto. E il punto interessante è culturale: il vino non è più solo terroir terrestre, ma anche “terroir liquido”.
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