Una rampa monumentale di scale, di quelle da cui ci si aspetta di vedere comparire, da un momento all’altro, una principessa che scende reggendo lo strascico del vestito. È così che si viene accolti al Castello di Rivoli. C’è però un dettaglio che spiazza il visitatore: quella scala non conduce a un piano superiore, non conduce in effetti da nessuna parte, poiché è incompiuta, interrotta.
Rivoli è forse una delle immagini più efficaci di come la storia possa cambiare direzione, rimescolando le carte in tavola e stravolgendo i progetti. Ma è anche la dimostrazione di come, nonostante tutto, la bellezza riesca sempre a imporsi.
Qui Emanuele Filiberto, detto Testa di Ferro, promulgò il celebre editto del 1561 e, l’anno successivo, vide nascere il figlio Carlo Emanuele, sotto i buoni auspici di Nostradamus, convocato per l’occasione.
Fu proprio Carlo Emanuele a incaricare gli architetti Castellamonte, padre e figlio, di trasformare l’antico maniero medievale in una residenza di loisir: quella che vediamo raffigurata, imponente, nelle due tavole del Theatrum Sabaudiae.
Le devastazioni francesi durante la Guerra di Successione spagnola, i tentativi di ripresa dei lavori nel Settecento e la successiva marginalità della struttura destinarono però il Castello a un eterno limbo, in sospeso tra il decadente e il non finito: una condizione che ancora oggi contribuisce al suo fascino.
Se la Seconda Guerra Mondiale rappresentò un colpo durissimo, tra bombardamenti, spoliazioni e occupazioni, negli anni Sessanta il Castello rischiò persino di diventare la sede di un casinò municipale. A prevalere, fortunatamente, fu l’idea di trasformarlo in un Museo d’Arte Contemporanea, che ancora oggi domina, dalla collina di Rivoli e all’imbocco della Val di Susa, gli orizzonti della comunità artistica internazionale.
Quella di Rivoli resta, nonostante tutto, la dimora di Emanuele Filiberto. Il quale difficilmente, però, avrebbe immaginato che un giorno, in una delle sale del suo castello, al posto di un lampadario, sarebbe stato appeso un cavallo imbalsamato: Novecento, una delle opere più famose e provocatorie di Maurizio Cattelan e parte della collezione permanente del Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli.
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