Kyoto, seppure agli occhi più distratti e voraci di scatti, appaia proprio così, non è una città che si mette in posa. Non è avida di sguardi, non cerca di stupire. Non è solo Gion al tramonto o i torii di Fushimi Inari Taisha Shrine (per il quale il Kyoto City Visitors Hosts organizza regolarmente tour guidati in lingua inglese) inquadrati per l’ennesima foto. Vive, respira nelle valli nebbiose di Ohara, nei sentieri di montagna di Takao, nelle aie di Keihoku dove l’alba sa ancora di legna e di terra. È un paesaggio che esiste da molto prima del turismo di massa — e che chiede, adesso, di essere riscoperto.
La Kyoto City Tourism Association (DMO Kyoto) avvia una campagna strutturata per promuovere i cosiddetti Hidden Gems: sei distretti periferici meno frequentati della città. L’obiettivo non è nascondere Kyoto o scoraggiarne la visita. Dopotutto, Kyoto è un must do di un viaggio in Giappone. Lo scopo è allargarla.
L’overtourism è oggi una delle sfide più urgenti per le grandi mete culturali del mondo. Kyoto — con i suoi milioni di visitatori annui concentrati su un ristretto numero di landmark — non fa eccezione. La risposta non è una barriera, ma una mappa più vasta. Un invito a spostarsi, a rallentare, a scegliere un’esperienza invece di uno scatto (maggiori informazioni).
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