A Venezia sta accadendo qualcosa di più profondo di una semplice riscoperta gastronomica: una parte della ristorazione sta riscrivendo il vocabolario della città partendo dagli ingredienti dimenticati.
Nel panorama veneziano contemporaneo, chef come Antonia Klugmann (che ha spesso collaborato e influenzato la scena del Nord-Est) e realtà locali come Local guidato da Giorgio e Pietro Parisi (famiglia Parisi) hanno contribuito a riportare attenzione su elementi della laguna spesso ignorati dalla cucina turistica.
Erbe di barena, pesci considerati poveri, molluschi minori e vegetazione spontanea tornano protagonisti in piatti che non cercano più la spettacolarità, ma l’identità. La laguna non è più uno sfondo estetico: diventa ingrediente attivo.
Questo ritorno non è romantico. È quasi politico. Dopo anni in cui Venezia ha vissuto di una cucina standardizzata per il turismo internazionale, alcuni ristoranti stanno lavorando su un linguaggio più duro, meno addomesticato, più legato alle condizioni reali dell’ecosistema lagunare.
Il risultato è una cucina che non vuole piacere a tutti, ma riconnettere la città con ciò che è sempre stata prima dell’immagine: un sistema fragile, complesso e profondamente locale.
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