La stragrande maggioranza dei turisti in visita alla Reggia di Venaria, uno dei siti culturali più visitati in Italia, resta a bocca aperta al cospetto dell’imponente eleganza architettonica di uno spazio come la Galleria Grande, massima espressione del genio barocco in Piemonte.
Altri la visitano per le prestigiose mostre ospitate nelle Sale delle Arti, o per la solennità della Cappella di Sant’Uberto, o, ancora, per lo sfavillio dei ciliegi nei giardini che, a primavera, regalano puntualmente un hanami in versione sabauda. Nella fretta di raggiungere queste immancabili mete, si rischia di non prestare sufficiente attenzione alla prima parte della visita, il seminterrato della Reggia. Uno spazio discreto e quasi in penombra, senza preziosi ornamenti barocchi, stucchi e vetrate, dove protagonisti sono i mattoncini rossi a vista, tipici del torinese. Una galleria di ritratti che ripercorre la storia della dinastia sabauda, dalle mitologiche origini medievali fino all’estinzione del ramo principale (1831), conduce il visitatore nella sala dedicata al Theatrum Sabaudiae. Il percorso prosegue, prima di accedere al piano nobile, con un’affascinante ricostruzione della “storia delle idee incompiute”, che mostra come il palazzo avrebbe dovuto essere secondo i progetti, mai completati, di Michelangelo Garove e poi di Juvarra e Alfieri.
Realizzato nella seconda metà del XVII secolo, il Theatrum Sabaudiae, era un imponente volume a stampa diffuso per volere dei duchi di Savoia nelle principali corti europee. Un progetto editoriale e politico, concepito come un vero e proprio strumento di marketing… al limite della pubblicità ingannevole. Attraverso 145 incisioni, realizzate dai principali artisti dell’epoca, il libro metteva in scena la magnificenza dei territori sabaudi, offrendo vedute a volo d’uccello delle città più importanti del Ducato, delle Residenze Sabaude e della Torino seicentesca, riconoscibile nella sua caratteristica forma a mandorla.
Un’istantanea fedele del Piemonte di fine Seicento? Non esattamente. Molto di ciò che viene rappresentato, infatti, non esiste e non è mai esistito. Quelli mostrati su carta erano progetti, ambizioni e aspirazioni di una dinastia che, di lì a pochi decenni, sarebbe diventata reale. Progetti spesso irrealizzati, sacrificati a guerre, assedi e invasioni, e a cantieri prima sospesi, poi definitivamente scomparsi nell’oblio della storia.
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