C’è una tensione verso la simmetria, che contraddistingue il Castello d’Agliè, da qualsiasi prospettiva lo si guardi. Confermata dall’immagine che lo rappresenta all’interno del Theatrum Sabaudiae, questa simmetria si infrange a poco a poco che ci si avvicina. Due corti di dimensioni diverse, torri che svettano solo da un lato, una facciata est con padiglioni sul giardino che somiglia a un sogno spento a metà: quello di Filippo San Martino d’Agliè, consigliere (e amante) di Cristina di Francia, che nel 1646 affidò ad Amedeo di Castellamonte il compito di trasformare l’antico fortilizio in una dimora ducale grandiosa, con gallerie, due cappelle gemelle e ali bilaterali. La scomparsa improvvisa del committente, così come i ripensamenti di chi gli succedette, ci hanno lasciato in eredità un gioiello architettonico in cui l’asimmetria non è difetto, ma il manifesto poetico di ambizioni umane stravolte dal destino.
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